vinitaly 2018: Le nozze d'oro del nostro Rosso Piceno

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Per la nostra azienda si rinnova anche quest’anno l’annuale appuntamento con il Vinitaly di Verona, un incontro strategico, un’imperdibile occasione per i winelovers e gli esperti di settore, l’evento enologico nostrano più prestigioso, con proposte nazionali ed internazionali ogni anno più interessanti.

Quest’anno si darà il via alla cinquantaduesima edizione di una manifestazione che in cinquant’anni di storia è cresciuta esponenzialmente. E sentiamo di poter dire di essere cresciuti un po' anche noi insieme a lei, nonostante il legame tra la nostra azienda ed il Vinitaly abbia origini più recenti.

Da quell’ormai lontano 2002 nel quale Simone Capecci si presentò per la prima volta a Verona condividendo uno stand nella regione Veneto con le sorelle Branca sono passati molti anni e quell’iniziale incertezza ha lasciato spazio ad una più decisa consapevolezza scaturita dall’esperienza e fondata sull’infinita passione per questo mestiere, ingrediente essenziale di ogni nostro vino e di ogni nuova sperimentazione, come quella del Mvria. Questo lungo ed affascinante percorso nell’arte di fare il vino si rivela sempre ricco di nuove sorprese ed ha portato la nostra azienda ad ottenere, proprio durante il Vinitaly dello scorso anno, il prestigioso premio Cangrande ai “Benemeriti della vitivinicoltura italiana” conferito a coloro che contribuiscono al progresso qualitativo e all’innovazione della produzione enologica nazionale. Un grandissimo onore!

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Ma le sorprese che ci riserva Veronafiere pare non siano destinate a concludersi qui. 

Quest’anno infatti, in occasione delle nozze d’oro della denominazione del Rosso Piceno, saremo tra le aziende selezionate a rappresentare con le proprie bottiglie questo celebre classico della cultura adriatica e picena. Il nostro Picus 2015, annoverato tra le bottiglie icona dell’ultimo decennio, sarà protagonista dell’evento degustazione “Sostenibile con gusto”, organizzato dal Consorzio dei Vini Piceni, che si terrà lunedì 16 aprile alle 15:30 presso la Sala Argento 2 nel Palaexpo.

E’ infatti l’intera regione Marche a presentarsi quest’anno come protagonista del Vinitaly. 

Lo slogan è “100% Marche”, ovvero la somma rappresentativa del cinquantesimo anniversario del Verdicchio dei Castelli di Jesi e del Rosso Piceno, il bianco e il rosso più celebri della nostra regione che festeggiano i cinquant’anni dal riconoscimento della Doc.

Domenica 15, dopo il taglio del nastro, si alterneranno varie degustazioni firmate da importanti personalità del settore, fino ad arrivare all’evento di lunedì, “Sostenibile con gusto”, di cui saremo protagonisti, alla cui conduzione ci sarà Filippo Bartolotta, il giudice di Decanter Magazine che lo scorso anno ha fatto da sommelier a Barack e Michelle Obama, e che guiderà una degustazione tutta dedicata al Rosso Piceno.

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Durante i 4 giorni di manifestazione inoltre, sarà lo chef stellato Errico Recanati del ristorante Andreina a presentare le proposte gastronomiche dello stand marchigiano composto da 1000mq ed una enorme terrazza e a ricordarci, nel contempo, l’importanza del connubio food&wine.

La regione Marche con 15 Doc, 5 Docg ed una Igt, 14.000 aziende e 17.000 ettari di vigneto a livello regionale, vanta un fatturato di quasi 150 milioni di euro ed una produzione 2017 di quasi 30 milioni di bottiglie di etichette a denominazione di origine.

Un patrimonio di cui c’è solo da andare fieri e del quale come azienda continueremo a fare tesoro nel nome del progresso e dell’innovazione.

Vi aspettiamo presso il Padiglione 7 - corridoio C9 - Desk 55!

Buon Vinitaly 2018 a tutti!!

Stella Muscella

VINO ED INFORMATICA, QUANDO IL LEGAME C'E' MA NON SI VEDE

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Diciamocela tutta... un calice di vino, appoggiato su una scrivania di legno, illuminata soltanto dalla calda luce di una lampada, in un freddo pomeriggio di ottobre, proprio davanti alla nostra finestra preferita, quella da dove si vede tutto il paesaggio marchigiano... è nell’immaginario di molti e di tanti film o libri.

E quel bicchiere, spesso, sta proprio accanto al dispositivo elettronico per eccellenza... il Personal Computer.

Che sia un desktop o un Notebook, che sia un tablet da utilizzare sul divano, da decenni l’accoppiata vino/informatica è molto intrigante, un incastro "perfetto" tra uno dei piaceri della vita (e la nostra zona sa amplificare questo piacere!) e il PC.

Pc che potrebbe essere utilizzato per hobby, per passatempo, magari acceso sui nostri social network preferiti.

Oppure per lo svolgimento della nostra professione; immaginiamo un attimo un dirigente, che dopo cena si ferma a compilare l'ultima fase di un accordo importante.

Oppure una scrittrice romantica, che sta stendendo le ultime pagine del suo primo libro d'amore!

Non fatichiamo a immaginare queste situazioni con accanto un calice di buon vino, non è così?

Anche sotto altri punti di vista questo legame, questa sorta di matrimonio, si sta sempre più concretizzando. Infatti per quanto la produzione di vino sia uno dei mestieri per eccellenza più vicini alla terra e lontani anni luce da uffici/scrivanie/colletti bianchi, la burocrazia, gli adempimenti, il business e i competitor hanno fatto nascere, crescere e consolidare, in ogni cantina che non tenda a rimanere ferma a decenni or sono ma punti ad emergere, l’esigenza di una struttura informatica di rispetto.

Server, sistemi di backup, gestionali, cloud sono il quotidiano per le migliori cantine!

D' altronde... gli opposti si attraggono, e quanto più queste due realtà assomigliano a due universi distanti, tanto più la distanza si assottiglia e sempre più di frequente ci sono punti di incontro tra i due mondi!

Stefano Bruni

 

WINE AND IT, WHEN THERE IS A CONNECTION BUT YOU CANNOT SEE IT

 

Let's face it all... a glass of wine, leaning on a wooden desk, illuminated only by the warm light of a lamp, in a cool October afternoon, right in front of our favorite window, where you can see the whole Marche’s landscape... this situation is in the imagination of many, and in so many movies or books...

And that glass... it's often right next to the electronic device for excellence... the Personal Computer.

Whether it's a desktop or a notebook, a tablet to use on the couch, for decades the couple wine/computing is very intriguing, a perfect match between one of the pleasures of life (and our area can amplify this pleasure!) and the PC.

PC that could be used for hobbies, for pastimes, maybe switched on our favorite social networks.

Or for the execution of our profession; we can imagine for a moment a manager, who after supper stops filling in the final phase of a major deal.

Or a romantic writer who is drafting the last pages of her first love book!

It’s not hard to imagine these situations next to a glass of good wine, isn’t it?

Even from other points of view, this bond, this kind of marriage, is becoming more and more concrete. In fact as far as wine production is one of the crafts nearest to the earth and far away from offices/desks/white collars, bureaucracy, fulfillments, business and competitors have bred, grow and consolidate in every winery which does not want to remain underdeveloped, the need for a computing structure of respect.

Servers, Backup Systems, Managers, Clouds, are the daily things for the best wineries!

Moreover... the opposites are attracted, and the more these two realities look like two distant universes, the more the distance is tapering and more and more often there are points of encounter between the two worlds!

 

 

L'origine delle nuove etichette

La scelta strategica di un radicale cambio dell’immagine aziendale non è mai priva di sfide sia organizzative che psicologiche, dal momento che abbandonare forme, colori, caratteri, logo che per quasi vent’anni hanno accompagnato il successo dei nostri prodotti ha richiesto uno sforzo notevole. E le incertezze non hanno riguardato quasi mai la novità che stavamo cercando, quanto il passato conosciuto e rassicurante che ci stavamo apprestando a lasciare.

IL PRIMO TENTATIVO A VUOTO

La necessità di apportare un profondo restyling alle etichette ed in generale al brand aziendale ha iniziato a farsi largo intorno alla fine del 2013, quando iniziammo a vagliare la possibilità di sostituire l’immagine delle etichette – che stavano subendo l’usura del tempo – con un volto di donna, uno per ogni vino, o in alternativa con un paesaggio che richiamasse il territorio piceno.

Dall’ipotesi, passammo all’azione, dapprima orientandoci verso le opere ritrattistiche di un noto pittore locale, non più vivente, e allo stesso tempo contattando un maestro assoluto della pittura italiana, originario del nostro territorio.

Per vari motivi legati alle limitazioni del diritto d’autore, che lasciavano pochi margini sull’uso delle opere anche nell’immagine coordinata necessaria alla nostra comunicazione (sito, carta intestata, brochure, biglietti da visita) rinunciammo al progetto e per diversi mesi l’idea fu accantonata.

LA SVOLTA INASPETTATA

Verso la fine dell’estate del 2015, con le idee un po’ più chiare su quello che le nuove etichette avrebbero dovuto trasmettere, in un dopocena rilassato, quasi per gioco, ci venne in mente di fare una ricerca per immagini su Google, impostando le parole “wine labels” – un po’ di esterofilia non guasta mai e, nonostante la nostra stima per i colleghi europei, dare un’occhiata a come vanno le cose fuori dal Vecchio Continente è sempre molto illuminante – e fra le centinaia di immagini di etichette ci rimase impressa quella di un’azienda californiana, in particolare per la stilizzazione che era stata fatta del paesaggio collinare di quel territorio. Fortunatamente c’era l’autore della grafica ma niente lasciava immaginare quello che avremmo trovato cliccando sull’immagine.

IL CROWDSOURCING e IL CONCORSO

Per la nostra azienda stava per aprirsi l’era del Crowdsourcing, ovvero quel meccanismo spettacolare che consente a chiunque di chiedere collaborazione professionale nella realizzazione di un progetto attraverso il web, ampliando la richiesta a tutti i professionisti di settore nel mondo.

Eravamo appena entrati nel sito di 99designs, la più grossa piattaforma web al mondo specializzata nell’offrire servizi di grafica professionale. Migliaia di grafici professionisti di tutto il mondo a disposizione di chiunque abbia bisogno di aiuto in quel settore.

La cosa che più ci intrigava era la possibilità di arrivare alla persona giusta attraverso un contest, una gara internazionale che avrebbe messo in competizione i professionisti e che attraverso diversi passaggi avrebbe portato alla vittoria del progetto migliore che si sarebbe aggiudicato il premio ed il lavoro.

Dopo un paio di giorni di studio del funzionamento della piattaforma, decidiamo di iscriverci ed aprire il concorso di idee. La prima cosa da fare, era stilare le linee guida che avrebbero dovuto seguire i partecipanti. Di seguito un estratto in italiano (importante era la traduzione in inglese) di quello che abbiamo fornito:

“Abbiamo necessità di cambiare le etichette, perché quelle vecchie hanno troppi elementi che insieme comunicano poco e viste separatamente sembrano non appartenere allo stesso brand.

Per le nuove vorremmo un'immagine coordinata per tutte le bottiglie, con pochi elementi per noi imprescindibili che rappresentano la nostra storia e la nostra tradizione, con una chiave rivolta ai nuovi giovani consumatori (cd generazione millennials). Ci piacerebbe che le etichette raccontassero la nostra storia velocemente e semplicemente.

Non vorremmo etichette che diano l'effetto "lussuoso". Ciò che è lussuoso non è per tutti, la bellezza piace a tutti.

L'ASPETTO FONDAMENTALE DEL RESTYLING E' CHE LE NUOVE ETICHETTE AVRANNO UN ORIZZONTE TEMPORALE MOLTO LUNGO. ESSE DOVRANNO FARE IN MODO CHE L'IDENTITA' E LA PERSONALITA' DEL BRAND ACCOMPAGNINO NEGLI ANNI I GIOVANI CONSUMATORI E ALLO STESSO TEMPO SI RAFFORZINO PRESSO GLI ATTUALI CLIENTI

L'etichetta che cerchiamo prevede 3 elementi:

A) Il nuovo logo (vedi allegato PDF ). Il logo è composto dal nome del produttore "Simone Capecci" (font senza grazie) e da un cerchio a sei nodi (Armilla), simbolo della civiltà Picena (pre Antica Roma), che simboleggia la fertilità e la produttività;

B) il nome del Vino e rispettiva tipologia, in ordine di importanza (tra parentesi, vi indichiamo alcune note e il modello di bottiglia previsto):

….

C) Annata

Supporto di stampa: Carta”

Stabilito il premio, abbiamo pubblicato il contest ed abbiamo atteso. I primi due giorni eravamo quantomeno delusi, dato che nessuno aveva aderito. Ma all’alba del terzo giorno iniziavano le adesioni: in due giorni 34 grafici professionisti avevano firmato l’accordo di riservatezza. Il quarto giorno, con grande sorpresa, arrivarono le prime proposte grafiche da parte di un paio di grafici.

Alla fine della prima fase avevamo 40 bozzetti da 14 professionisti con i quali dialogavamo a distanza, chiedendo aggiustamenti, modifiche, rilasciando feedback. La maggior parte di essi stava centrando la richiesta, mettendoci in grossa difficoltà.

Alla fine della penultima fase, il contest prevedeva un finale fra i migliori alla quale abbiamo fatto accedere due professionisti italiani, uno svedese, una grafica svizzera ed un croato (l’autore dell’etichetta californiana che ci aveva colpito e che ci aveva fatto scoprire 99designs).

L’ultima settimana di interazione con i finalisti è stata molto intensa e faticosa, dato che la professionista svizzera in quel momento lavorava in Argentina e per questioni di fuso orario non erano improbabili scambi di messaggi a notte fonda. Ma anche per i partecipanti non è stato facile, dato che proprio in quegli ultimi giorni abbiamo deciso di abbandonare il formato di bottiglia bordolese per passare alla borgognotta (anche in omaggio al nostro primo vino imbottigliato, appunto, in una borgognotta, nel 1988), costringendoli a rivedere misure e proporzioni.

Finalmente, dopo un mese molto stimolante ed entusiasmante, abbiamo assegnato il premio ad una professionista italiana, di Roma, che avevamo invitato personalmente a partecipare perché ci erano piaciute delle etichette di bottiglia che aveva realizzato in precedenza – visibili nel suo portfolio. La nostra preziosa esperta di grafica, fortemente cercata e convinta a partecipare al contest, è l’Architetto Vania Gianese, che conoscerete meglio nei prossimi post del blog.

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Consegnati i file grafici abbiamo continuato a collaborare con Vania nei mesi successivi per la messa a punto definitiva del restyling, capsule, caratteri grafici, immagine coordinata complessiva.

Finalmente, il 4 aprile del 2016 abbiamo ricevuto le etichette definitive, giusto in tempo per l’edizione 2016 del Vinitaly. Il lavoro di rifinitura, tuttavia, è proseguito anche quest’anno. Impercettibili cambiamenti nei colori e nei materiali delle capsule e tanti particolari messi definitivamente a punto.

Ma tutto è partito da quegli indimenticabili ed emozionanti mesi a cavallo del 2015 e 2016, i sei mesi che hanno posto le basi del futuro della nostra azienda.

Alessandro Binni

 

THE ORIGIN OF THE NEW LABELS

The strategic choice of a radical change of the business image is never devoid of organizational or psychological challenges, since abandoning shapes, colors, characters, logos that for nearly twenty years have accompanied the success of our products has required a remarkable effort.

And the uncertainties almost never concerned the novelty we were looking for, but the known and reassuring past that we were about to leave.

 

THE FIRST RUINOUS ATTEMPT

The need for a deep restyling of labels and, in general, of the company’s brand began to arise around the end of 2013 when we began to look at the possibility of replacing the image of the labels - which were enduring the wear of time - with a woman's face, one for each wine, or alternatively a landscape that recalls the Piceno territory.

From the hypothesis, we moved to action, first focusing on the portraiture of a well-known local painter, who was no longer alive, and at the same time by contacting an absolute master of Italian painting, originating in our territory.

For various reasons related to copyright restrictions, which left few margins on the use of the artists’ works even for coordinated images needed for our communication (site, letterhead, brochures, business cards) we abandoned the project and for several months the idea was set aside.

 

THE TURNING POINT

Towards the end of the summer 2015, with a bit clearer ideas about what the new labels would have to convey, in a relaxed evening we tried to do a research for images on Google by setting the words "wine labels" - a bit of xenophilia wouldn’t hurt, and despite our esteem for European colleagues, taking a look at what's going on outside the Old Continent is always very illuminating - and among hundreds of label images, that of a Californian company remained imprintedin our minds, especially for the stylization of the hilly landscape of that territory.

Fortunately there was the author’s name but nothing left us to imagine what we would find by clicking on the image.

 

THE CROWDSOURCING AND THE COMPETITION

The era of Crowdsourcing was about to open up for our company. The Crowdsourcing is that spectacular mechanism that allows anyone to seek professional collaboration in building a project across the web, expanding the demand to all industry professionals in the world.

We were just entering the site of 99designs, the world's largest web platform specializing in offering professional graphics services.

Thousands of professional graphic designers around the world are available to anyone who needs help in that industry.

The thing that intrigued us most was the opportunity to get to the right person through a contest. An international contest between professionals that through several steps would lead to the victory of the best project that would win the prize and work.

After a couple of days spent studing the platform’s operation, we decided to sign up and open the contest of ideas. The first thing to do was to draw up the guidelines that the partecipants should follow.

Below is an extract of what we provided:

"We need to change the labels because the old ones have too many elements that don’t communicate well together and viewed saparately don’t seem to belong to the same brand.

For the new ones, we would like a coordinated image for all bottles, with few essential elements that would represent our history and tradition for new young consumers (cd generation millennials). We'd love the labels to tell our story quickly and simply.

We would not like labels that give the "luxurious" effect. What is luxurious is not for everyone, beauty appeals to everyone.

THE FUNDAMENTAL ASPECT OF THE RESTYLING IS THAT THE NEW LABELS HAVE TO GET A LONG TEMPORARY HORIZON. THE IDENTITY AND PERSONALITY OF THE BRAND HAVE TO ACCOMPANY YOUNG CONSUMERS DURING THE YEARS AND, AT THE SAME TIME, TO STRENGTHEN OLD ONES.

The label we are looking for has three elements:

A) The new logo (see PDF attachment). The logo is made up of the name of the producer "Simone Capecci" and a six-knot circle (Armilla), symbol of Piceni civilization (pre Ancient Rome), which symbolizes fertility and productivity;

(B) the name of the wine and its type, in order of importance (in brackets, we give you some notes and the expected bottle model):

....

C) Vintage

Print Media: Paper "

 

We established the prize, published the contest and we waited. The first two days we were at least disappointed, since no one had adhered. But at the dawn of the third day, people began to join: in two days 34 graphic designers had signed the confidentiality agreement. The fourth day, with great surprise, came the first graphic proposals from a couple of professionals.

At the end of the first phase we had 40 sketches of 14 professionals with whom we talked at a distance asking for adjustments, changes, and feedbacks. Most of them were clearly understanding the request, putting us in great trouble.

At the end of the penultimate phase, the contest included a finals among the best. We chose two Italian professionals, one Swedish, one Swiss and one Croatian (the author of the Californian label that had made us discover 99designs).

The last week of interaction with the finalists was very intense and tiring, as the Swiss professional worked in Argentina at that time so we had to talk at night because of the time zone. But it was difficult for the participants too, as in those last days we decided to abandon the Bordeaux bottle format and use the Burgandy-type bottle (also in honor of our first bottled wine, that was in a Burgandy-type bottle in 1988), forcing them to review measures and proportions.

Finally, after a very stimulating and exciting month, we awarded the prize to an Italian professional from Rome that we personally invited to participate because we liked the bottle labels he had previously made - visibile in her portfolio. Our precious graphic expert is the Architect Vania Gianese, who you will know better in the next post of the blog. Once we delivered the graphics files we continued to work with Vania in the following months for the definitive fixing of the restyling, capsules, graphic characters and the overall coordinated image.

Finally, on the 4th of April 2016, we received the definitive labels, just in time for the 2016 edition of Vinitaly.

Finishing work, however, continued also during this year. Imperceptible changes in the colors and materials of the capsules and many details that have finally been developed.

But it all started from those unforgettable and thrilling months of 2015 and 2016, the six months that laid the foundations of our company's future.

L'orto del Pecorino

La terra è il punto di partenza di tutte le attività dell’uomo, fra queste certamente, l’arte del produrre il vino. E proprio da questo punto si è partiti per un nuovo progetto dell’Azienda Agricola Simone Capecci, i cui pilastri sono da sempre passione, curiosità e sperimentazione.  Dopo il Ciprea ed il Mvuria, non poteva che essere nuovamente il Pecorino il protagonista di questa nuova storia. Ad esso, varietà preziosa del patrimonio vinicolo del territorio, è stato dedicato un orto, un vigneto con una densità molto fitta di piante (0,50 m x 0,50 m), ognuna “ancorata”ad un suo palo, che darà una quantità limitata di prodotto, restituendo in questo modo l’essenza del proprio frutto.  Ogni pianta ha un suo tutore, un palo di legno di castagno, lungo il quale cresce andando ad alimentarsi dei migliori elementi che compongono il terreno.   Il sesto di impianto molto fitto crea infatti una forte concorrenza radicale delle piante, costringendola radice a penetrare in profondità per trovare acqua, minerali, di cui ha bisogno per il suo sviluppo. Tutte le pratiche agronomiche all’interno dell’orto, data la densità di impianto, vengono svolte a mano senza alcun intervento meccanico; inoltre, così come per gli altri vigneti dell’Azienda la lavorazione e il trattamento è rigorosamente biologico.

Per i pali che fanno da tutore alle preziose piante di pecorino nell’orto, così come quelli presenti nel giovane vigneto adiacente all’azienda, impiantato due anni fa, è stato scelto un legno pregiato, leggero e resistente,  come quello di castagno. Un legno di un’essenza semidura con una fitta venatura, non facile da lavorare e con una considerevole resistenza all’umidità e agli agenti atmosferici. Non è un castagno qualsiasi, ma proviene dall’entroterra montano adiacente, dalla zona di Acquasanta Terme (AP), dove si concentracirca il 92% dei castagneti della regione Marche e dove si trova un cultivar che garantisce maggiore compattezza e resistenza, grazie ad accrescimenti più piccoli rispetto al castagno di altre zone d’Italia e d’Europa, dove l’accrescimento più rapido conferisce più tenerezza al legno e quindi meno resistenza. 

Andiamo allora a conoscere il Signor Ascenzio, nel paese di Umito, che con pazienza e passione ha selezionato e lavorato i pali migliori per l’orto e il vigneto di Simone Capecci. Lasciamo quindi alle spalle il mare e ci inoltriamo nel territorio di Acquasanta Terme, incastonato tra i Monti della Laga e i Sibillini, inerpicandoci in una stretta strada che porta fino ad Umito, piccolo borgo pacato e accogliente accerchiato dalla magia e bellezza dei fitti boschi di castagni, faggi e querce. 

 

Al nostro arrivo Ascenzio interrompe il suo lavoro e ci accoglie nel suo agriturismo, quasi un museo delle sue sculture, di oggetti antichi testimonianza dell’agricoltura di un tempo. Ci mostra il suo laboratorio, il piazzale dove seleziona il legno e lo fa essiccare, rispettando i lunghi tempi naturali, che invece l’industria accorcia. Il piazzale è come un magazzino all’area aperta, in perfetta sintonia con il bosco che lo circonda, dove Ascenzio ordina e cataloga pali di diverse lunghezze ed usi. Ci spiega della funzione si salvaguardia del tannino, presente nel castagno, che protegge il legno dall’attacco dei funghi rispetto ad altri tipi di legno come per esempio l’abete, spesso trattato dall’industria nelle camere iperbariche. 

 

Lungo il cammino in mezzo al bosco parliamo delle minacce che la pianta di castagno sta subendo, attaccata da alcuni funghi che ne compromettono la sua crescita, come quello trasmesso dai cinghiali, presenza numerosa nei boschi della zona, e il problema del cinipide, piccolo insetto importato dal Giappone attraverso degli innesti, particolarmente dannoso per il castagno.  E mentre riflettiamo sull’importanza diprevenire queste malattia e proteggere il bosco, eccoci improvvisamente di fronte ad un albero centenario, un castagno di mille anni, maestoso, pesante e allo stesso tempo slanciato verso l’alto, dove c’è luce e vita. 

Ripartiamo da Umito con la vitalità e freschezza che regala l’aria di montagna, con il cuore appagato e con la certezza di avere fatto una scelta giusta. Una scelta di qualità, di sostenibilità ambientale e di sostegno al ricchissimo patrimonio naturale della regione Marche.

Edda Aloisi

 

 

The Pecorino vegetable garden

 

The earth is the starting point of all man's activities and of course, among them, the art of producing wine. From this point we have started for a new project of the Farming Company Simone Capecci, whose pillars have always been passion, curiosity and experimentation. After Ciprea and Mvuria, it could only be Pecorino again the protagonist of this new story. To this, a precious variety of the wine heritage of the territory, was dedicated a vegetable garden, a vineyard with a very thick plant density (0.50 m x 0.50 m), each "anchored" to its pole, which will give a limited quantity of product, thus returning the essence of its fruit. Each plant has its own guardian, a chestnut wood pole, along which it grows to feed on the best elements that make up the ground. The sixth of a very dense plant creates a strong radical competition of plants, forcing the root to penetrate deeply to find water, minerals, which it needs for its development. All agronomic practices within the garden, given the plant density, are carried out by hand without any mechanical intervention; as well as for other vineyards in the company, the production and treatment are strictly organic.

For the poles that guard the precious pecorino plants in the garden, as well as those present in the young vineyard adjacent to the farm, implanted two years ago, a precious, lightweight and durable wood, such as chestnut, was chosen. A wood of a semi-dense essence with a dense grain, not easy to work and with a high resistance to humidity and atmospheric agents. It is not a common chestnut, but it comes from the adjacent mountain hinterland, from the area of cquasanta Terme (AP), where 92% of the chestnuts in the Marche region are concentrated and where a cultivar is found that guarantees greater compactness and strength thanks to smaller growths than chestnut trees in other areas of Italy and Europe, where the fastest growing gives more tenderness to the wood and therefore less resistance.

Let us then come to know Mr. Ascenzio, in the village of Umito, who with patience and passion has selected and worked the best poles for the vegetable garden and the vineyard of Simone Capecci. Let us then leave the sea behind and go to the territory of Acquasanta Terme, nestled between the Laga Mountains and the Sibillini, straddling a narrow road leading to Umito, a small, peaceful and cozy hamlet surrounded by the magic and beauty of the dense forests of chestnut trees, beeches and oaks. Upon our arrival, Mr. Ascenzio interrupts his work and welcomes us in his farmhouse, almost a museum of his sculptures, of ancient artefacts proof of the agriculture of a long time ago. He shows us his workshop, the square where he selects the wood and makes it dry, respecting the long natural times, which instead the industry shortens. The square is like an open space warehouse, in perfect harmony with the woods around it, where Mr. Ascenzio orders and catalogs poles of different lengths and uses. It explains the function of preserving the tannin found in chestnut, which protects the wood from attacking mushrooms than other types of wood, such as fir, often treated by the industry in the hyperbaric chambers. Along the way in the woods we are talking about the threats that the chestnut plant is undergoing, attacked by some fungus that threaten its growth, such as that transmitted by wild boars, numerous in the forests of the area, and the problem of ciniphus, small insect imported from Japan through grafts, particularly damaging to chestnuts. And as we reflect on the importance of preventing these diseases and protecting the woods, we are suddenly faced with a centenary tree, a thousand year old chestnut, majestic, heavy and at the same time slender upward, where there is light and life.

We leave from Umito with the vitality and freshness that gives the mountain air, with the heart rejoicing and with the certainty of having made the right choice. A choice of quality, environmental sustainability and support for the rich natural heritage of the Marche Region.